Psicoterapia psicodinamica

Psicoterapia psicodinamica

Il metodo che si allea col sintomo

Quando vi fa molto male la pancia e decidete che non ne potete più, andate dal dottore il quale tratterà il vostro mal di pancia come un sintomo, cioè, il segno di una disfunzione organica. A voi non interessa come funziona il vostro corpo, potreste avere solo una vaga idea di come comunicano tra loro il vostro pancreas, la vostra milza, il duodeno e l’intestino crasso, dunque delegate l’esperto affinché si prenda in carico la vostra pancia e il vostro dolore.​

Il dottore probabilmente comincerà il trattamento con qualche pillolina e una sana alimentazione per vedere se basta una carezza per mettere le cose a posto, ma se non funziona procederà con esami approfonditi, indagini più o meno invasive e una serie di lastre per fotografare i vostri organi interni. Se il danno è molto profondo, interverrà chirurgicamente. Insomma, il dottore troverà la spaccatura nelle profondità del vostro corpo e la sanerà. I vostri organi cominceranno a funzionare come prima e il mal di pancia sparirà. In fondo è quello che avete sempre sperato: guarire e non soffrire più.

Dunque, potrete stringere la mano al vostro mal di pancia e dirgli: «Be’, sono felice che te ne sei andato però grazie ché se non fosse stato per te, forse, a quest’ora starei parlando con gli angeli!»

Ora, siamo così abituati a pensare secondo il modello medico che anche quando è Psiche ad avere il mal di pancia (attacchi di panico, depressione, continuate voi…) andiamo dal terapeuta aspettando che dica o faccia qualcosa affinché il dolore sparisca. In fondo è lui l’esperto.​

Lo psichiatra comincerà a fare ipotesi sul funzionamento dei vostri neuro trasmettitori che sono i messaggeri chimici del dolore, della gioia e della paura e vi darà dei farmaci per dosare e correggere la produzione di queste sostanze e trovare un equilibrio che vi faccia star bene. Il terapeuta cognitivo-comportamentale si allea con la vostra parte sana nutrendola e sostenendola affinché ci si dimentichi del sintomo o, per lo meno, si riesca a controllarlo. Un terapeuta psicodinamico, come me, va a nozze col vostro sintomo perché, come diceva Freud, il sintomo è la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio e agli psicodinamici piace l’oscurità.​

Qui vi siete persi, lo so. Vi state chiedendo: «Ma per me va bene lo psichiatra, il cognitivo-comportamentale o lo psicodinamico?» Vi rispondo come rispose a me, diversi anni fa ormai, una cara, anziana e saggia collega: «Dipende dalla morte che vuoi fare». La faccio meno tragica: dipende da quale poltrona vi fa sentire più comodi, visto che vi aspetta un lavoro di trasformazione. Sì, perché, a differenza del modello medico che vi fa tornare come prima, quello psicoterapeutico vi fa diventare una cosa nuova. È importante fidarsi del proprio intuito e condividere col terapeuta un progetto di cura.​

Dunque, dicevo, agli psicodinamici piacciono i sintomi. Mi spiego: “sintomo” viene dal greco e significa “coincidenza”. «Mi è venuta l’ansia, ma guarda un po’ che coincidenza!», direste voi. E direste bene, ma non sapete con cosa coincide ed è per questo che chiamate il terapeuta. Ma, sorpresa!, non lo sa nemmeno lui.​

Un terapeuta psicodinamico non si sognerebbe mai di sedare l’ansia perché è proprio quella la via che conduce al dolore col quale coincide. E lui ci va, percorre la strada a vista insieme a voi (siete voi che conducete) sul filo della relazione. Qualche volta ci si ferma a contemplare il paesaggio o a respirare a pieni polmoni  dopo una brutta salita; poiché la memoria si amplifica, il cuore si allarga e la vista si acuisce, strada facendo si fanno nuovi incontri, scoperte su voi stessi che vi lasciano carichi di meraviglie o sopraffatti dallo sgomento. E quando si giunge lì dove fa male si opera senza anestesia, senza sutura e senza antibiotici, neanche una bacinella per raccogliere il sangue, a crudo proprio, purché vediate con i vostri occhi qualcosa che si avvicini il più possibile alla “verità” e affinché impariate come funziona la vostra Psiche e quale ruolo deve occupare il vostro sintomo all’interno di essa. Sì, perché l’ansia (il vostro dolore psichico, insomma) è vostra, vi appartiene, vi serve, è parte di voi come una medaglia al valore, il vostro tratto distintivo, fa parte del paesaggio che avete contemplato insieme al vostro terapeuta, e mutilare la Psiche di una parte così tanto vitale che vi ha portato sulla via della cura, significa impedire ai suoi organi di funzionare bene.​

Poi sta a voi rimettere le cose a posto, nel vostro unico e speciale modo. La psicoterapia è un’arte, si “fa” psicoterapia, si sta con le mani in pasta a dispetto del fatto che col terapeuta ci si stringe solo la mano quando è concesso, si plasma una materia incandescente, ci si feriscono le mani col taglio dello scalpello, ci si sporca di colore per avere una forma nuova (non diversa!). 

Ci vuole pazienza, perciò vi chiamate “pazienti”.

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