Dietro le porte chiuse

Dietro le porte chiuse

di L.

Ho scritto queste cose ispirata da un sogno.

Dietro le porte chiuse, dormite. Con il volto attonito della morte, riposate a mani giunte, senza la maschera del dolore di cui, innocente, io fui l’unica testimone.

Dietro le porte grigie siete bambini profondamente addormentati; sognate senza incubi, pallidi, senza il peso del domani. 

Dietro le porte stagne, tacete. Dopo tanto frastuono, voi tacete. Resto fuori dalle vostre stanze; non voglio vedervi, voglio immaginarvi. Se conoscete la forza di questa parola, io voglio immaginarvi. Se sapete di quali doni sono capace, io voglio darvi una nuova vita con l’immaginazione. Mentre voi restate in silenzio, io continuo a narrare dipanando le forme aggrovigliate del dolore e della memoria come fossero una matassa di fili di parole. Con questi fili voglio tessere un tessuto di amore, voglio farvi un vestito nuovo che si chiama perdono, voglio cucire lo strappo, voglio fare un ricamo. Non andrete nudi al cospetto di Dio. Io vi farò un vestito leggero e prezioso, un vestito pagato a caro prezzo. Io posso perché conosco bene il peso e la misura della vostra essenza.

Le porte sono blindate e voi vi sciogliete. State perdendo la forma umana, dilagate. Siete un fiume in piena che spacca gli argini di acciaio. Non ho difese.

Mi allagate, mi travolgete, mi annegate. Sono nel vostro liquido tiepido e mi costa meno fatica morire con voi. Ma io devo vivere e voi ritornare al mare. 

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