Tutte le storie che ci raccontiamo

Non esiste psicologia; c’è solo biografia e autobiografia.

Thomas Stephen Szasz, psichiatra

Mi rendo conto che è un po’ forte la citazione che vi ho proposto. Sembra una provocazione, ma le provocazioni servono per spettinare i pensieri mentre il capo si volge bruscamente dall’altro lato dopo un bel ceffone appena assestato.

O forse è una provocazione per me nel senso di una sfida che mi invita ad argomentare. E dunque ci provo.

Forse avete l’ansia e vorreste andare da uno psicologo. Vi mettete a cercare su internet un esperto in disturbi d’ansia oppure ve ne fate consigliare uno bravo dall’amico che ha risolto con quella paura dell’ascensore che gli impediva di andare a lavoro al quarantacinquesimo piano. Finalmente trovate un nome simpatico, spulciate un po’ il suo blog e vi convincete che fa al caso vostro, poi chiamate. Anzi, poiché siete ansiosi, gli mandate un messaggio whatsapp, poi chiamate e prendete un appuntamento a cui vi presenterete mezz’ora prima (sempre perché siete ansiosi). Finalmente vi sedete davanti a lui e la prima cosa che fate indovinate qual è? Raccontare una storia. La vostra storia. Voi siete una storia.

Chissà come esordireste, quale sarebbe il vostro incipit. “C’era una volta un bambino piccino piccino…”, siete una favola dei Grimm? “Dottore, ho avuto solo un attimo di felicità. È poco per riempire la vita di un uomo?”, forse siete Le notti bianche; “Femmena, chella è ‘na mala femmena. Chist’uocchie ha fatto chiagnere lacrime ‘e ‘nfamità”, siete una poesia di Totò; “Buonasera dottore, mi chiamo Gregorio e stamattina, dopo una notte di sogni inquieti, mi sono ritrovato trasformato…”.

Tutto ciò che dite, come lo dite e ciò che siete racconta di voi: come vi vestite, come vi tormentate i capelli, come vi sedete sulla poltrona, quante volte guardate la porta d’uscita stando bene attenti che lo psicologo se ne accorga, come vi massaggiate la fronte quando vi innervosite, le vostre scarpe consumate, persino quella macchia di sugo che avete sulla cravatta la dice lunga su di voi.

Voi siete i testimoni in terra della vostra storia; forse è una storia incompiuta, non gira, non è tonda, non funziona. Magari è triste, noiosa, patetica, angosciante, è un horror. Ah, quanto sarebbe bello avere una storia avvincente come quella dell’amico, del collega, del fratello dell’amica della madre della vostra fidanzatina di terza media! Ora siete a metà della vostra biografia e non sapete più andare avanti, vi siete bloccati, siete convinti che quello che avete scritto fino ad ora non ha senso, che vi sta portando a un finale tragico. Allora andate dallo psicologo perché vi aiuti a continuare.

Ma come faccio a raccontarvi che cos’è una seduta dallo psicologo? Certo un’idea ce l’avete già, magari già ci andate da uno psicologo. Se siete scaltri vi sarete certamente fatti un’ infarinatura riguardo i diversi orientamenti teorici e metodologici della pratica; sapete che si prenderà cura di voi; sapete quanto dura, quanto costa una seduta, sapete già un sacco di cose, ma io voglio raccontarvi un’altra storia.

Lo psicologo è uno che ha studiato, psicologia per l’appunto. “Psicologia” significa “discorso, studio su Psiche” e fin qui non fa una piega. Ora, lo studio su Psiche si può affrontare in diversi modi; ad esempio da un punto di vista del comportamento: Psiche è incarnata dentro l’uomo e dunque io osservo come si comporta; da un punto di vista sistemico: Psiche si manifesta nelle relazioni, dunque io osservo le famiglie, i gruppi, i sistemi sociali per capire come funziona; da un punto di vista dinamico: che succede dentro Psiche, quali battaglie tra luci e ombre, tra forze benigne e maligne accadono? La scelta del modo di affrontare il discorso su Psiche dipende dallo psicologo come dal paziente, dipende da quale storia piace di più, quale ci fa sentire più a nostro agio, comodi sulla poltrona che ci spetta. E scegliere dice molto su psicologo e paziente.

Bene, ma Psiche cos’è? Chi è? Perché ci seduce e ci tormenta così presente e impenetrabile? Vorremmo piegarla, ridurla, dominarla, conoscerla. Ma Psiche è pura poesia! È immagine, sogno, ricordo. È una storia che vuole essere raccontata e raccontata e raccontata… proprio come il sogno del mattino. I poeti e gli scrittori, insieme agli artisti tutti, sono i suoi angeli; essi esistono da sempre, da molto prima degli psicologi, sono messaggeri di Psiche, fidiamoci di loro. Psiche è Ulisse che piange l’indegna fine di Ascanio per mano dei suoi di fronte ai Feaci, è il naufragar m’è dolce in questo mare, è una bambina che accende l’ultimo fiammifero.

Gli psicologi, invece, sono i suoi sacerdoti, anch’essi messaggeri. Ma lo sapete che i sacerdoti fenici di tremila e più anni prima di Cristo erano gli unici ad avere accesso alle tavolette di argilla con le prime incisioni (le prime forme di scrittura rinvenute)? Essi, i sacerdoti, erano i custodi della scrittura, una scrittura da cui dipendeva la sopravvivenza della popolazione poiché doveva tenere conto (non vi ricorda la parola “raccontare”?) delle risorse disponibili ed erano gli eletti nella mediazione e nelle consultazioni tra il divino e il Re riguardo decisioni importanti.

Sì, gli psicologi sono i sacerdoti di Psiche; sono i custodi delle vostre storie, tengono conto delle vostre risorse e mediano tra voi e Psiche. È una questione di sopravvivenza! E voi? Voi siete i poeti; siete storie che camminano e non sanno dove andare, storie interrotte, troppi buchi nella trama, non trovate le parole; ve ne state lì piangendo per i vostri delitti, persi, naufragati e tenete in mano l’ultimo fiammifero mentre vi raccontate e lo psicologo, di fronte a voi, paziente più di voi, vi chiede, e poi, e poi, e poi…?

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