Le valchirie si svegliano all’alba

“La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.”

Jim Morrison

Mi sa che sto invecchiando. O forse sono già vecchia e me ne sto accorgendo solo adesso. Un segno, secondo me, inequivocabile della mia avanzata vecchiaia è che non riesco a dormire oltre le 6.00 della mattina. Io, proprio io, quella col sonno pesante, quella che non si sveglia col temporale – hai sentito che pioggia stanotte? Boh?! -, quella che ci puoi camminare sopra, che si addormenta sulle pietre, quella che non si sveglia per fare pipì, quella che rimanda la sveglia per due ore, quella che non prende mai appuntamento prima delle 10.00, quella dei tre caffè per cominciare, non dorme più oltre le 6 della mattina.

Sto invecchiando.

La mia ex amica F. che ha dieci anni più di me, si sveglia intorno alle 4.30 che d’estate è anche bello perché ti affacci alla finestra e respiri aria fresca prima che questo simpatico quartiere in cui giaciamo da decenni, affollato e chiassoso, si svegli e ci butti il suo fiato pesante addosso, ma d’inverno, che cazzo fai alle 4.30 della mattina?

Vabbè, lei è una gran massaia, roba d’altri tempi. Magari, in una vita passata faceva il pane, chi lo sa… Sta di fatto che lei è la classica tipa che si sveglia con l’adrenalina a mille e alle 9.00 è già lavata e truccata, letti fatti, patate fritte, verdura cotta, scopato e lavato sia il pavimento che il compagno – sì, perché gli fa pure la barba -, salutato al tel almeno altre cinque valchirie come lei, sceso il cane e, ultimo ma non ultimo, lavato il terrazzino. Ah, il terrazzino va lavato tutti i giorni, sennò entra la polvere in casa! È che lei si sveglia col sole negli occhi perché la sua finestra dà a oriente.

La invidio? SNo. Io mi sveglio, ma non mi sveglio. Guardo prima l’orologio. Non sono ancora le 6.00. Poi guardo fuori dalla finestra. C’ho sempre la persiana a metà perché appena apro gli occhi devo guardare fuori, il cielo, l’aria, aspettare la luce. Non mi muovo se prima non compare un bagliore di luce. Fino a un paio di anni fa, avevo un simpatico pino mediterraneo che era cresciuto fino alla mia finestra e la mattina mi salutava tutto allegro, sfrondandosi al venticello mattutino. L’ho visto crescere quell’alberello. D’estate mi svegliavano i merli che facevano siesta in mezzo alle sue foglie – almeno credo che fossero merli.

Poi il vento è diventato forte e gli alberi hanno cominciato a spezzarsi. Me l’hanno tagliato via. Non era abbastanza robusto, avrebbe potuto cedere alle tormente, rompere cose, fare male a qualcuno. Un giorno sono arrivati in quattro o cinque con un camioncino, una scala e le seghe. Gli hanno prima tagliato i rami, poi lo hanno segato alla base. Io l’ho assistito dalla mia finestra, gli ho fatto delle foto, poi l’ho visto cadere. Mi è dispiaciuto. Ora il cielo del mattino è nudo e pallido, denso di vapori di città. Il sole arriverà solo per morirci dentro perché la mia finestra dà a occidente.

E allora mi sveglio e aspetto, girata sul fianco sinistro, la guancia sul cuscino, il corpo ancora addormentato. Mi sveglio e sto con un vuoto, una mancanza. Che cosa crudele doversi svegliare quando anche l’ultimo amico te l’hanno portato via.

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Comments (

3

)

  1. indicibile2021

    Scrivi bene ci leggeremo 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Step

      A presto 🙂

      Piace a 1 persona

      1. indicibile2021

        Ok 🙂

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