Riprenderemo le ricerche all’alba

Sento la sua voce che chiama il mio nome.
Il suono è profondo nell’oscurità.
Sento la sua voce e comincio a correre tra gli alberi,
tra gli alberi…

A Forest – The Cure

Hai presente quei film, americani per lo più, in cui un ragazzino si perde nel bosco? Tutta la comunità si allerta e si attiva per le ricerche. Frotte di uomini si avventurano nella selva tastando il terreno con lunghi bastoni, sperando e temendo allo stesso tempo di imbattersi in una consistenza tenera che riposa sotto le foglie o di trovare una traccia, un segno, una speranza. Chiamano a gran voce il nome del bambino, poi restano in ascolto di un sibilo lontano. Ma è solo il vento. Tutto è grigio e a contrasto aumentato: la luce, le ombre, i volti.

Poi cala la notte ed ecco che qualcuno pronuncia la fatidica battuta: “Riprenderemo le ricerche all’alba!”. Ma come all’alba?! Tu sei lì davanti allo schermo che ti mangi le mani pensando al piccolo sperduto, esposto alla fame, al freddo e a chissà quali pericoli e quelli se ne tornano al calduccio a scolarsi una bottiglia di whisky!

Ecco che ti viene a trovare Ansia. Tu abbandoneresti la casa, correresti a piedi scalzi sui rami secchi e sulle pietre taglienti, dimenticheresti la fame e il freddo pur di accorciare lo spazio e il tempo tra te e quel bambino. Ma quando arriva la notte e non c’è luce neanche per guardarti le mani, allora capisci che non è Ansia che ti fa correre, sei tu che scappi da lei. Se Ansia ti viene a trovare è perché ti devi fermare.

Quelli del film, intanto, si riuniscono in una locanda, magari accendono un fuoco nel camino e si riscaldano con un buon vin brulé (è diventato un film francese del ’40). Sarà una lunga notte. Gli uomini studiano strategie di ricerca più efficaci coordinati dai gendarmi che intanto indagano per scongiurare un crimine; le donne sorvegliano il sonno dei più piccoli, consolano quelle che piangono e preparano scorte di cibo e di acqua per la giornata di domani; il parroco invita alla preghiera; i vecchi raccontano storie su antiche sparizioni per infondere coraggio e rievocare speranze e risorse sepolte; chi ne ha bisogno si riposa. Ansia è con loro e li mantiene vigili e coordinati.

Ora, facciamo un esercizio di immaginazione: tu sei come quella comunità. Se hai l’Ansia perché una parte di te si è perduta nel bosco, ti conviene trascorrere la notte con lei in una locanda e far fiorire e coordinare meglio le tue capacità di pensare strategicamente, consolarti, infonderti coraggio, ricordare e indagare, proteggere, sperare, nutrirti e riposare. Diciamola tutta; se il bambino si è allontanato troppo forse è perché alcune di queste tue funzioni ti erano oscure o non funzionavano a dovere.

La stanza di terapia è come quella locanda; un luogo per imparare a dialogare con Ansia davanti ad un ottimo vin brulé.

E il bambino? Be’, sarebbe bello recuperare un fanciullo capace di esplorare il mondo senza mettersi nei guai!

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